di Roberto Merlo
Il “Progetto Pettineo” è un laboratorio agricolo, un’enciclopedia genetica, per studiare le varietà che nel tempo hanno dimostrato di resistere, di produrre, anche in condizioni estreme
L’evoluzione del mondo viticolo degli ultimi 30 anni è stata tale da raggiungere obiettivi impensabili e tuttora prosegue con passi in avanti costanti.
Anche la selezione del materiale genetico ha avuto un progresso costante, influenzato da aspetti produttivi e qualitativi allo stesso tempo; tuttavia, questa evoluzione ha determinato una sorta di “omologazione” genetica del patrimonio viticolo, che in alcuni casi ha portato con sé anche una minore resistenza nei confronti di particolari malattie. Ha comunque determinato un impoverimento della “biodiversità” viticola.
La viticoltura in passato era caratterizzata dalla moltiplicazione di varietà con caratteristiche positive, come ad esempio la capacità produttiva, la resistenza alla carenza idrica o a particolari malattie. I vigneti avevano, al loro interno, biotipi o varietà diverse e attraverso questa differenziazione, i viticoltori si assicuravano maggiori garanzie di continuità produttiva. L’obiettivo della buona pratica viticola, infatti, era quello di ottenere dei ceppi resilienti che sapessero adattarsi alle condizioni variabili delle annate affinché la produttività fosse costante e duratura nel tempo. Questo è il motivo per cui le “vigne vecchie” sono spesso costituite da piante non identiche tra loro, ma ottenute da un lungo processo di selezione massale teso a favorire i soggetti che in campo avevano dimostrato le caratteristiche migliori.
Stiamo vivendo un periodo in cui la sensibilità nei confronti dell’ambiente e per certi aspetti il recupero delle tradizioni stanno riprendendo piede nel pensiero comune.
Il vigneto di “Contrada Pettineo”, che proviene da un passato di selezione massale, rappresenta un esempio di “vigna vecchia” e per questo motivo è stato intrapreso un percorso per salvaguardarlo.
Nota: La selezione massale è la tecnica tradizionale di propagazione della vite per via vegetativa. Essa è così chiamata perché permette la moltiplicazione di un intero vigneto, mantenendo la massima variabilità genetica all’interno della stessa varietà.
Progetto
Il vigneto di “Pettineo” a Vittoria è stato selezionato in quanto considerato il più vecchio del suo territorio.
I primi documenti riguardanti questo appezzamento risalgono al 1963, anno in cui il precedente proprietario lo acquistò; non si sa quanti anni abbiano oggi le piante presenti, ma si sa che al momento dell’acquisto esse erano già adulte e produttive. L’età del vigneto non può non farci riflettere sulla grande resistenza che le sue viti hanno dimostrato nel superare così tante annate, molte delle quali difficili per condizioni e, spesso, diverse tra loro. È per questo motivo che le viti di Pettineo saranno fonte di materiale di propagazione per preservare questo tesoro e creare un vigneto nuovo; ciò ci consentirà di conservare materiale vegetale così prezioso.
I vigneti come quello di Pettineo sono spesso sorgente di ispirazione. Qui Arianna ha trovato degli splendidi esemplari di piante propagate almeno 25 anni prima con la tecnica della propaggine, tradizionalmente utilizzata per la sostituzione delle fallanze. Oggi è stata rivalutata ed è diffusamente utilizzata in azienda.
Nota: La propaggine è una tecnica che consiste nell’interrare è un ramo (tralcio in questo caso) al fine di moltiplicare per propagazione una determinata pianta. La propaggine crea una nuova vite che rimane però ancorata alla pianta madre.
La selezione massale è iniziata con l’osservazione delle piante più “belle” ed apparentemente esenti da virosi, che spesso colpiscono le piante di vigneti vecchi. In seguito, sono state prelevate le gemme per produrre piante giovani utili a sostituire quelle che nel frattempo sono mancate all’interno del vigneto.
La produzione delle giovani barbatelle è stata affidata a Vitis Rauscedo, vivaio professionale specializzato nella moltiplicazione della vite. I nuovi vigneti sono stati tutti realizzati innestando in campo il selvatico precedentemente messo a dimora; il progetto vuole soprattutto verificare se le viti franche di piede possano dare dei vantaggi, dovrebbero essere più vigorose.
L’intento è dunque quello di piantare barbatelle a piede franco, cioè non innestate su portinnesto americano, in maniera da mantenere il più possibile integre le caratteristiche della varietà e più diretto il legame fra il suolo e l’uva.
Il processo di recupero sarà lento ed è verosimile che i primi risultati si osserveranno fra non meno di 5 anni. Se l’ambizioso progetto avrà successo, otterremo un vigneto che potrà definirsi perpetuo.
